Ha vissuto in prima persona il dramma del Coronavirus. Dopo la positività, Anna Ascani ha ripreso il suo posto come Viceministro dell’Istruzione.

L’Educazione fisica Cenerentola è stata molto teorica in queste settimane. 

“Se e quando e se si è verificato, non è stato necessariamente un male: i ragazzi dovranno recuperare l’attività motoria dopo settimane di sedentarietà forzata, ma intanto si è parlato di salute, benessere, corretti stili di vita”

E la copertura assicurativa?

“Viviamo in uno scenario imprevisto, in questo caso la responsabilità è stata condivisa con le famiglie. Ma siamo al lavoro per trovare soluzioni”.

A settembre c’è il rischio che l’educazione fisica retroceda ancora?

“Paradossalmente nella fase di ripresa, invece, potrebbe anche trovare un maggiore spazio. Con la divisione delle classi per il distanziamento, potremmo prevedere che mentre una parte degli studenti si trova a scuola, un’altra parte possa fare attività complementari. Per esempio: studiare storie di sport e di sportivi.”

Serviranno più professori e più spazi, soprattutto all’aperto.

“L’aspetto delle risorse umane è e sarà oggetto di studio, non verrà trascurato. E quanto agli spazi, con il Ministero della Famiglia, quello del Lavoro, gli enti locali e il terzo settore stiamo definendo un Piano per l’Infanzia per offrire la possibilità soprattutto ai più piccoli di recuperare la socialità mancata in questi mesi, mettendo a disposizione spazi aperti, come i parchi, con personale specializzato ed educatori. Vorremmo partire già da giugno. Nei mesi scorsi sono stati fatti importanti investimenti per le palestre delle scuole: 200 interventi per circa 150 milioni di euro. E nuovi stanziamenti verranno sbloccati nelle prossime settimane”.

E la convivenza in palestra fra scuole (mattina) e società sportive (pomeriggio)? Impensabile una santificazione continua a ogni cambio di pubblico. Come fare?

“Collaborando. Il Ministero dell’Istruzione, con il Ministero dello Sport, da tempo porta avanti progetti, grazie al contributo prezioso del mondo dello sport. Ci vuole una maggiore sinergia, la sfida è comune. Questa crisi può essere un’opportunità. Ma può esserlo solo se metteremo al centro la questione educativa”.

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