Nonna “Lisa”, Luisa Zappitelli

Non ha voluto rinunciare, a modo suo, a festeggiare il 25 Aprile, rigorosamente dal terrazzo di casa davanti ad una bandiera sventolante. Nonna “Lisa”, Luisa Zappitelli ha quasi 109 anni ed è una mia concittadina.
L’emergenza CoronaVirus l’ha costretta in casa, ma lei, che 75 anni fa la Liberazione l’ha vissuta da protagonista, dal balcone ha esclamato “Viva l’Italia, viva la Repubblica, auguri a tutti gli Italiani ed in particolare al Presidente Sergio Mattarella. Tutti insieme ce la faremo. Viva il 25 Aprile”. Grazie Luisa e grazie a tutti coloro che ci permettono, ancora oggi, di ricordare il significato della Resistenza.

F.to Anna Ascani

Un 25 Aprile diverso

Quest’anno la ricorrenza del 25 aprile è un giorno che difficilmente scorderemo, chiusi in casa a combattere una guerra con un nemico molto insidioso, il più pericoloso fra tutti: un Virus.

Ma qui in europa, in Liguria e in particolare a Sanremo è la ricorrenza del centenario della Conferenza un incontro internazionale del Consiglio supremo di guerra alleato che si tenne nella località costiera italiana di Sanremo nel Castello Devachan, tra il 19 e il 26 aprile 1920.

Erano previste numerose manifestazioni ed interventi, che ovviamente sono stati tutti rinviati. Ma a noi ci pare giusto ricordare l’evento, ripostando qui l’intervento dell’Ambasciatore di Israele in Italia dott. Dror Eydar.

“L’intesa per la libertà del popolo di Israele
100 anni dalla Conferenza di Sanremo

La Conferenza di Sanremo dell’aprile 1920 fu più importante della Dichiarazione Balfour. Anche se è un po’ dimenticata. Ma è tempo di rimediare. Ho avuto modo di portarla all’attenzione del pubblico israeliano, parlandone ampliamene in un mio articolo in ebraico uscito oggi sul quotidiano “Israel Hayom”.

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Esattamente 100 anni fa, tra il 19 e il 25 aprile 1920, nella villa Devachan a Sanremo, sulla Riviera Ligure, si radunarono per una settimana i rappresentanti delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale: il Primo Ministro britannico David Lloyd George, quello francese Alexandre Millerand, il Presidente del Consiglio italiano Francesco Nitti, il rappresentante giapponese Keishirō Matsui e l’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Robert Underwood Johnson. Costoro, assieme ai loro collaboratori, fecero da padrini alle decisioni che portarono alla nascita dello Stato ebraico.

Negli archivi del Ministero degli Esteri italiano, il mio occhio è caduto su un telegramma inviato all’allora Presidente del Consiglio italiano “S.E. Francesco Nitti” direttamente a Sanremo, intitolato “Conferenza di Pace”. Vi si legge: “Speriamo che il Consiglio Supremo risolva la questione della Palestina in conformità con la Dichiarazione Balfour.”, firmato: “Comunità Achim neamonim” e Rabbi Benjamin Cohen (si vedano le foto allegate). C’erano anche altri telegrammi, che ci fanno conoscere le preoccupazioni del mondo ebraico e l’importanza della Conferenza già allora.

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In precedenza, alla Conferenza di pace di Parigi, tenutasi nel gennaio 1919, le Potenze avevano discusso dei territori caduti in loro mano. Lì fu ridisegnata l’Europa. Le potenze vincitrici avevano ottenuto i territori dalle parti sconfitte, consegnandoli ad altri. Le loro firme sono su tutti gli accordi. Tra le altre cose, i rappresentanti delle potenze ascoltarono la delegazione araba guidata dall’emiro Fayṣal, che rappresentava la famiglia Hascemita, e la delegazione del movimento sionista guidata dal dottor Haim Weizmann. Gli arabi chiesero di stabilire un solo grande stato arabo in tutto il Medio Oriente, e tra Fayṣal e Weizmann vi era l’accordo di sostenere reciprocamente le proprie richieste.

Che cosa chiedevano gli ebrei? All’epoca, i leader del movimento sionista non volevano immediatamente uno stato; dovevano ancora curarsi di far tornare gli ebrei della diaspora in Israele, e per questo erano tenuti a preparare il terreno. Ma chiesero una serie di cose basilari ed essenziali per il futuro: che le Potenze riconoscessero il nostro diritto storico su quella terra, allora chiamata Palestina dai tempi dell’imperatore Adriano nel secondo secolo. Ma non solo, chiesero anche il diritto di ricostituirvi un loro focolare nazionale.

La richiesta di ricostituire il Paese era già stata sottoposta a Lord Balfour nell’agosto del 1917, che la trasmise così com’era al governo britannico, e solo in quella sede il verbo “ricostituire” fu sostituito con il meno impegnativo “stabilire”. A Sanremo, di fronte alle nazioni del mondo, Weizmann ripresentò la richiesta originale. La mappa che Weizmann e i suoi dispiegarono di fronte ai rappresentanti delle Potenze corrispondeva a ciò che essi conoscevano come antichi confini biblici delle dodici tribù.

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Come detto, nell’aprile 1920, i leader delle Potenze si riunirono a Sanremo per completare l’opera. Accolsero le richieste degli arabi, ai quali fu data la maggioranza assoluta dei territori dell’impero ottomano. Della Palestina si discusse al termine di quella settimana, e il 25 aprile i leader decisero di accogliere anche le rivendicazioni ebraiche. Inglobarono la Dichiarazione Balfour nel testo dell’intesa, riconoscendo il nostro diritto sul Paese, e accolsero la richiesta di “ristabilire” ciò che avevamo una volta. In effetti, per la prima volta dalla distruzione avvenuta nel primo secolo, le nazioni del mondo riconobbero a Sanremo il popolo ebraico come un legittimo e valido pretendente della sua antica terra.

Nel suo libro “I cinque padri del Sionismo”, Benzion Netanyahu ha mostrato come Herzl lavorasse principalmente per ottenere il riconoscimento da parte delle nazioni del diritto del popolo ebraico al proprio paese. Se non fosse stato per la sua attività, gli insediamenti della prima e della seconda immigrazione ebraica sarebbero rimasti senza alcun seguito, e non sarebbero divenuti centri urbani del futuro Stato ebraico. Per questo Herzl agì con il sultano turco, con il Kaiser tedesco e con gli inglesi. Fu poi Weitzmann a raccogliere i frutti della sua attività, con la Dichiarazione Balfour. Come detto, essa era solo una dichiarazione, non vincolante. Con Sanremo, invece, la Dichiarazione assunse la validità e l’autorevolezza del diritto internazionale.

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Weizmann comprese la grandezza del momento. Al riguardo ebbe a dire: “La Risoluzione di Sanremo, con il riconoscimento dei nostri diritti in Palestina, che è stata inclusa nel trattato con la Turchia (il trattato di Sèvres) ed è diventata parte del diritto internazionale, è il più grande evento politico nella storia del nostro movimento (movimento sionista), e probabilmente – non è esagerato dirlo – in tutta la storia del popolo ebraico dai tempi dell’esilio”.
Per inciso, tra i leader mondiali presenti a quel momento storico, sulla culla del nascituro Stato ebraico, vi era il Presidente del Consiglio italiano Francesco Nitti, probabilmente l’unico che visse abbastanza a lungo da poter assistere alla meraviglia della rinascita di Israele. Morì infatti nel 1953.

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Un altro dettaglio interessante: il 25 aprile è anche il giorno della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista. Nel 1945, in questo giorno, 25 anni dopo l’accordo di Sanremo, i soldati della Brigata ebraica conclusero la loro partecipazione attiva ai combattimenti nella battaglia per la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista. I soldati della Brigata ebraica giungevano dalla Palestina, su cui alla Gran Bretagna era stato conferito Mandato proprio a Sanremo, un quarto di secolo prima.

Winston Churchill, nella sua dichiarazione al Parlamento britannico sulla costituzione della Brigata, disse: “… Mi pare una cosa davvero giusta, che un’unità speciale di quello stesso popolo che ha subito torture indescrivibili da parte dei nazisti, sia rappresentata come una brigata separata”. Hanno combattuto sul fiume Senio e altrove. Trenta soldati della Brigata ebraica caddero in quelle battaglie, – eroi di Israele prima della costituzione dell’IDF –, e sono sepolti in suolo italiano, al cimitero militare di Ravenna. Ulteriore testimonianza del profondo legame che ci unisce a questo Paese.

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Dalla prospettiva storica sionista, la Conferenza di Sanremo è molto più importante della Dichiarazione Balfour, al pari della differenza che corre fra una dichiarazione non vincolante e il suo incorporamento nel Diritto. Stranamente, la storiografia sionista si è dimenticata di questo grande evento. Non abbiamo saputo molto di esso. È tempo di rimediare.

Questa domenica si terrà una video conferenza di leader mondiali per celebrare l’occasione. Mi auguro che saremo in grado di organizzare l’evento che avevamo inizialmente pianificato e che è stato poi rimandato a causa della pandemia. La data prescelta è il 2 novembre di quest’anno, nell’anniversario della Dichiarazione Balfour. Grande valore emblematico.

Shabbat Shalom
Un abbraccio da Roma”