«Amo immensamente i bambini, ma non sono più riuscito a prenderne uno in braccio. Se solo accenno al gesto, mi assale la paura che qualcuno mi gridi di lanciarlo.»

Di Fabio Casalini

Questa frase appartiene ad Alberto Sed, nato a Roma il 7 dicembre 1928 e morto, sempre a Roma, il 2 novembre 2019.Perché dobbiamo trasmettere la memoria di Alberto, come di centinaia di migliaia di altre persone giuste?Perché Alberto è stato un superstite dell’Olocausto italiano, membro della comunità ebraica di Roma, autore di memorie sulla sua deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz e attivo testimone della Shoah italiana.Alberto a 15 anni fu “immatricolato” con il n. A-5491 ed inviato al blocco 29 di Auschwitz-Birkenau insieme alle sorelle Angelica e Fatina.Nel lager Alberto dovette adattarsi a lavori faticosi e a mansioni terribili, come sistemare i bambini che arrivavano al campo sui carretti che li avrebbero portati al crematorio. A volte le SS ordinavano ai prigionieri di lanciare i bambini in aria per fare il tiro a segno.In seguito il compito di Alberto fu quello di portare legna e carbone vicino ai forni crematori; fu così che vide quello che succedeva realmente attraverso una finestrella: i deportati venivano fatti spogliare, gli veniva detto di ricordarsi il numero dell’attaccapanni a cui venivano agganciati i vestiti, e introdotti nella “stanza delle docce”; ma appena la porta si chiudeva alle loro spalle veniva rovesciato all’interno della doccia lo Zyklon B.Alberto dovette vedere e sopportare l’inferno per un lunghissimo ed atroce periodo. Dopo circa 15 mesi di prigionia, e il trasferimento a Nordhausen, una sottosezione del campo di concentramento di Dora-Mittelbau, Alberto Sed fu liberato 11 aprile 1945 dagli americani.Per 50 anni Alberto Sed lavora covme commerciante e non parla a nessuno, nemmeno ai familiari, dei particolari della sua esperienza ad Auschwitz. Poi si lascia convincere ad assumere il ruolo di testimone, soprattutto nelle carceri e con i ragazzi delle scuole, come afferma la motivazione dell’onorificenza a lui conferita nel 2015 dal Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.In ricordo di Alberto e delle tante persone che non sono riuscite a sopravvivere all’inferno nazi-fascista.

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