Tigray, la catastrofe umanitaria che il mondo non vuole vedere

7 yearold Latebrahan Fessahaatsion, from Chilla, 100 Kms from Axum near border of Eritrea where famine has arrived.

Dall’inizio della guerra in Tigray, Etiopia, sono state documentate attività di pulizia etnica. Dopo 18 mesi e molteplici report che parlano di crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati principalmente sugli etiopi di etnia tigrina, la situazione si è stabilizzata in un livello di gravità che va oltre la crisi umanitaria.

Il 90% dei quasi 7 milioni di etiopia in Tigray, fonte UNOCHA, dipendono dal supporto umanitario, alimentare e sanitario. La guerra ha coinvolto le aree delle vicine regioni Amhara e Afar creando ulteriori sfollati interni.

Il 24 marzo è stata indetta dal governo centrale “tregua umanitaria”, ma da quel giorno meno di 180 camion con materiale salvavita, cibo, medicinali e carburante sono entrati in Tigray.

L’unica via stradale percorribile è da Semera, nella regione Afar. Altre strade, una decina, che collegano la regione tigrina con il resto dell’ Etiopia, sono bloccate, non per cataclismi naturali, ma artificiosamente non percorribili e distrutte dalle truppe eritree ed etiopi.

Il governo, come stato sovrano, non ha mai dichiarato o commentato su questo fatto e nemmeno se sono in corso i lavori per la loro riapertura. Sui confini esterni in zona Amhara però sono dislocati decine di migliaia di soldati della difesa etiope, già ormai da oltre un mese.

Questi canali sarebbero ulteriori vie che aprirebbero letteralmente le strade all’accesso umanitario per il Tigray.

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