Oggi, lunedì 25 aprile, in Italia è la festa della Liberazione dal nazifascismo

Sebbene ovviamente l’occupazione nazista e fascista in Italia non terminò in un solo giorno, si scelse il 25 aprile come data simbolo perché quel giorno, nel 1945, coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della Repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere il controllo delle città.

Una resistenza italiana che era armata e chiedeva costantemente armamenti per poter combattere, come ci racconta Livio Piccinini, il partigiano “Delinger”, in questo video dove parla dei rapporti tra partigiani e Alleati e la necessità per le brigate di rifornirsi di armi.

E’ importante qui sottolinare come la infondata accusa che gli alleati non formissero armi ai partigiani in quanto comunisti sia completamente falsa.

Prendiamo a solo titolo di esempio la resistenza nel Biellese: la storiografia resistenziale ha per lungo tempo insistito sulla presunta diffidenza che avrebbe animato inglesi e americani nei confronti della Resistenza italiana, sostenendo che le difficoltà nel ricevere armi e altro materiale fossero essenzialmente dovute alla riluttanza degli Alleati a sostenere formazioni che si rifacevano al Partito comunista.

Recentemente lo storico Tommaso Piffer, dopo un’attenta analisi dei documenti dei servizi segreti militari inglese e americano, ha ricostruito la vicenda generale dei rapporti tra gli Alleati e la Resistenza, rivendendo questa tesi e affermando che non esisteva da parte angloamericana alcuna preclusione nei confronti dei garibaldini: «Le formazioni che mostravano di essere in grado di arrecare danni ai tedeschi furono rifornite e appoggiate, le altre no. Né considerazioni di lungo periodo né la rinuncia ai vantaggi militari che si sarebbero potuti ottenere sostenendo la Resistenza determinarono discriminazioni nei confronti delle bande partigiane […] In alcuni casi i responsabili dei servizi inglesi si mostrarono riluttanti a trasmettere ai comandi relazioni che mettevano in cattiva luce le formazioni comuniste, per timore che questo generasse una contrazione degli aiuti nei loro confronti».

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