MORIRE INCHIODATI AD UN PORTONE

Di Fabio Casalini

Aldo Salvetti nacque a Mirteto di Massa il 27 novembre 1923.Nella breve esistenza si occupò di carpenteria.Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 entrò a far parte delle formazioni partigiane della Lunigiana. Aldo fu inquadrato nel distaccamento intitolato ad “Aldo Cartolari”, operante in seno alla Brigata Garibaldi “Ugo Muccini”.La sera del 18 settembre 1944 la sua formazione attaccò una postazione tedesca, ma i partigiani vennero scoperti da una sentinella che diede l’allarme. Mancando l’elemento sorpresa nel seguente combattimento un partigiano rimase ucciso ed un altro, gravemente ferito, morì qualche giorno dopo.Aldo Salvetti, ferito ad una gamba cercò di rifugiarsi in un campo, nascondendosi sotto un albero, ma la ferita gli impedì di oltrepassare il reticolato di filo spinato che recingeva il campo. Scoperto dai tedeschi nel pomeriggio del giorno dopo venne catturato e torturato affinché rivelasse i nomi degli altri partigiani suoi commilitoni. Portato in giro sanguinante per le vie del paese, venne poi giustiziato davanti alla porta di un’abitazione privata. Nelle parole di una testimone tutto l’orrore di quelle ore: “Eravamo nascoste in uno scantinato con i figli attaccati alle gonne. Irruppero fascisti e tedeschi con Aldo prigioniero, in stato pietoso, inchiodato ad un portone. Il giovane implorava piangendo: “Diteglielo, diteglielo voi che sono Aldo, Aldo del Mirteto”. Gli occhi si posarono sui nostri bambini: nel dolore più profondo, dalle nostre bocche non uscì una parola: se avessimo detto di conoscerlo, di conoscere la sua famiglia, per noi e per i nostri figli sarebbe stata la fine”. Aldo spirò dopo una notte e un giorno di agoniaFu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, massima decorazione italiana con la seguente motivazione: «Non ancora diciottenne, volle volontariamente combattere contro i nazifascisti e con il suo ardimento seppe procurarsi l’arma togliendola al nemico. Durante un audace attacco sferrato dai partigiani contro un presidio tedesco, cadde gravemente ferito sui reticolati da lui arditamente raggiunti. Catturato dal nemico fu sottoposto alle più inumane torture ed il giovane corpo fu mutilato in ogni parte dalle baionette tedesche. Trascinato sanguinante per le vie del paese, fu inchiodato crocifisso ancora vivente contro un portone, ma non un nome, non un indizio uscirono dalle sue labbra esangui. Prima di esalare l’ultimo respiro, disse ai suoi carnefici: «Conoscerete i miei compagni quando verranno a vendicarmi». Esempio superbo di epico sacrificio. Castagnola di Massa, 19 settembre 1944.»F

Bibliografia

Progetto Donne e Uomini della Resistenza, opera dell’Associazione Nazionale Partigiani d’ItaliaAntonio Bianchi, La Spezia e Lunigiana: società e politica dal 1861 al 1945, Milano, Franco Angeli s.r.l., 1999Scheda del Quirinale

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