ANNA PARDINI, LA PIÙ GIOVANE FRA LE VITTIME DI SANT’ANNA DI STAZZEMA

All’alba del 12 agosto 1944 i reparti della 16 SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS”, Tra gli arruolati molti italiani, comandata dal Gruppenführer Max Simon,con l’aiuto di alcuni collaborazionisti italiani della RSI, circondarono l’abitato di Sant’Anna, una frazione di Stazzema, in provincia di Lucca. Alle operazioni parteciparono anche Alpini del 3 battaglione Hochgebirgsjager e, probabilmente, anche alcuni elementi della scuola alpina di Mittenwald.
Per essere certi che nessuno potesse fuggire dal paese, un’altra divisione aveva sbarrato ogni via di fuga più a valle, sopra il paese di Valdicastello.
Agli inizi di agosto Sant’Anna era stata dichiarata zona bianca dai tedeschi. La popolazione civile sfollata poteva trovare in quel luogo un riparo dai drammi della guerra.
Nonostante questo, in poco più di tre ore, quel giorno furono massacrate 560 persone. Solo poco più di 300 furono essere in seguito identificate.
Tra le vittime c’erano anche 65 bambini, con meno di 10 anni.
I soldati tedeschi rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano, colpi di pisola, con i lanciafiamme.
Alcune delle vittime furono arse vive nelle stalle in cui erano state rinchiuse.
In quelle drammatiche ore senza pietà, fu ferita gravemente anche la piccola Anna Pardini. Aveva solo 20 giorni.

Venne ritrovata, con gli ari quasi mutilati, fra le braccia della mamma Bruna, uccisa da una raffica di mitra, dalla sorella maggiore, Cesira, che all’epoca aveva 18 anni, e che era miracolosamente riuscita a salvare le sorelline Adele, Lilia e Maria, ferita anche lei in modo serio.
Maria, purtroppo morì dopo poche ore, Anna dopo pochi giorni.
Ci vorranno 60 anni prima che inizi il processo, il 20 aprile 2004, presso il Tribunale Militare di La Spezia.
Nel 1994 erano stati ritrovati casualmente a Palazzo Cesi, negli archivi della procura generale militare di Roma, 695 fascicoli sui crimini di guerra commessi dai nazifascisti dopo l’8 settembre 1943.
Erano contenuti e ben nascosti nell’ “armadio della vergogna”. Fra i documenti vi erano riportati anche i fatti di Sant’Anna di Stazzema.
La sentenza era arrivata il 22 giugno 2005 con la condanna all’ergastolo di 10 ex appartenenti alle SS.
L’autorità tedesca non ha mai dato esecuzione alle sentenze, lasciando che degli spietati assassini potessero così invecchiare e morire liberi.

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