Recoveryplan: gli amici di Salvini, contro l’Italia

Victor Orban si indegna contro il #Recoveryplan che aiuta troppo l’Italia e non abbastanza l’Ungheria.

Gli egonismi nazionali di Matteo Salvini e dei suoi amici sono veleno per l’Europa e quindi per l’Italia che più che mai è tenuta in piedi dall’Europa!

F.to Caterina Avanza

Recovery Plan

Caterina Avanza dalla Bruxelless ci informa che domani la Commissione presenterà la sua proposta per il #RecoveryPlan.

Per ora due visioni si oppongono: la proposta franco-tedesca che prevede la messa in comune di debito per gli investimenti necessari al rilancio economico, fino a 500 miliardi di euro presi in prestito sui mercati dalla Commissione con garanzia il budget UE e poi trasferiti a fondo perduto a settori e regioni più toccati dalla crisi.
E quella dei cosiddetti paesi frugali (Svezia, Danimarca, Finlandia e Austria) che si oppongono all’idea di trasferire capitali a fondo perduto, quindi si oppongono alla solidarietà europea.

La proposta della Commissione non può’ essere una semplice mediazione fra la proposta franco-tedesca e quella dei paesi frugali . Deve essere più ambiziosa perché le sfide che abbiamo davanti sono enormi: a livello di impiego, di tenuta sociale dei paesi europei, di aumento delle disuguaglianze, di sovranità industriale, sanitaria, alimentare e in materia di digitalizzazione dell’economia e di transizione ambientale.

Va ricordato ai governi di questi paesi che l’Italia contribuisce al budget UE di più di loro 4 messi insieme.

E anche se mi piange il cuore dirlo, va ricordato a questi Governi che avendo convinto la Germania, il Recovery Plan può essere fatto anche senza di loro. Giuridicamente è possibile anche se politicamente sarebbe un messaggio molto negativo. Alcune voci a Bruxelles cominciano a evocare l’ipotesi di lanciare un Recovery Plan con i paesi favorevoli, cominciando dalla proposta franco-tedesca escludendo i frugali…

Davvero l’Europa non ha fatto un granché e l’Italia avrebbe potuto cavarsela da sola?

Un sondaggio compiuto dall’Istituto SWG di Trieste registra un crollo della fiducia degli italiani nell’Unione europea e le sue istituzioni compresa la Banca centrale europea, che passa da un 42 % del 2019 al 27 % di questi giorni.

Non va negato che l’Unione europea all’inizio ha titubato, spiazzata da una crisi alla quale nessuno era preparato; ma davvero staremmo meglio fuori dall’Europa e dall’Euro?

C’è chi vende soluzioni facile e nemici comuni per tirare su un po’ di voti e spadroneggiare nei talk show. Matteo Salvini, ex ministro degli interni e pretendente Premier della coalizione delle destre (mi rifiuto di chiamarlo centro-destra perché di centrista non ha nulla) ad inizio aprile presentava in un’intervista al Corriere della Sera, la sua soluzione per la crisi economica che tocca e toccherà l’Italia: «che si stampasse moneta. La Svizzera, compilando un foglio, ti mette a disposizione fino a 500mila euro, la Gran Bretagna ti garantisce fino all’80% dello stipendio, gli Usa destinano fino a 2.000 euro a famiglia. Loro possono farlo. Noi no, perché abbiamo l’euro. E, mi faccia dire, anche questa Europa. (…) Per esempio ciò che oggi non si può fare. E cioè, un’emissione di titoli italiani con un tasso di vantaggio. Oggi, l’Ue non lo permette.».

Certo, è vero che un governo che ha il controllo sulla banca centrale del proprio paese, può decidere di coprire i propri bisogni vendendo alla banca centrale i propri titoli e imponendole di stampare moneta per finanziarne l’acquisto, in questo modo non dovrà pagare interessi. Ma se è così semplice perché la Gran Bretagna, la Svizzera o gli Stati Uniti non lo fanno (nonostante quello che dice Salvini? Perché monetizzare il debito indebolisce il valore della propria moneta e innesca un meccanismo di inflazione cioè di aumento dei prezzi anche di prima necessità. È quello che è successo in Italia tra il 1973 e il 1984 e in Argentina a varie riprese. Quindi quello che Salvini propone è di fatto di abbassare il potere d’acquisto delle famiglie, dei lavoratori, dei pensionati ma anche delle imprese che acquistano materie prime all’estero e perdono in competitività. Si tratta di fatto di una sorta tasse, un po’ come se si aumentasse l’IVA, tutti la pagano ma chi la subisce di più sono le fasce più deboli della popolazione.

Certo stampare moneta nel breve periodo può avere effetti positivi che potrebbero quindi giovare a Salvini da un punto di vista elettorale ma sul medio e lungo periodo, questa politica ha effetti disastrosi perché indebolisce le finanze pubbliche e l’Italia proprio non se lo può permettere avendo un debito già molto alto.

Quando poi Salvini parla di “emissione di titoli italiani con un tasso di vantaggio” le opzioni sono due: o non sa di cosa parla o ci sta prendendo per i fondelli. Il debito sovrano italiano è stato degradato da Fitch al ranking BBB- cioè una categoria in più dei cosiddetti « junk bonds » (titoli ad alto rischio). Tradotto significa che i mercati hanno dei seri dubbi sulla capacità dell’Italia a rimborsare il proprio debito e quindi se accettano di prestare lo fanno a tassi molto alti. Lo scudo della BCE da 750 miliardi di euro, di cui 240 per l’Italia è di fatto un vasto piano di acquisto di titoli del debito italiano cha ha permesso di proteggere il debito italiano evitandogli di cadere nella categoria “speculativa” che avrebbe potuto portare al fallimento del nostro paese.

Quando invece l’Italia prende in prestito sui mercati insieme agli altri paesi della zona euro (come per i 100 miliardi del programma SURE che ha vocazione a finanziare la cassa integrazione), lo fa ad un ranking AAA, i tassi di interesse sono quindi molto più bassi e gravano molto meno sulla salute delle finanze pubbliche della penisola.

La Commissione europea ha calcolato che dall’inizio della crisi, sono stati mobilizzati 1451 miliardi a livello europeo, per rispondere alla crisi economica post crisi sanitaria. Nel rapporto presentato dalla Commissione appare chiaro come nessun paese europeo avrebbe potuto cavarsela da solo e ancor meno l’Italia. Gli economisti della Commissione indicano che da sola la Germania avrebbe potuto fare un piano economico pari al 55% di quello comunitario, la Francia del 20% e l’Italia soltanto del 10%…

Se è scellerato pensare di tornare alla Lira e stampare moneta, non si può negare che lo status quo non è soddisfacente. L’euro non ha favorito la convergenza fra le economie europee, il PIL per abitante della zona euro è sempre meno omogeneo. L’euro è stato una manna per l’economia tedesca, austriaca e olandese, mentre le economie dell’Europa del sud, stanno rimanendo indietro tanto da far pensare che l’euro negli anni potrebbe non reggere.

In una zona monetaria che funziona correttamente, quando una regione subisce una crisi, si svuota della forza lavoro che trasloca in zone dove c’è crescita e le altre regioni gli trasferiscono dei capitali. E quello che accade negli Stati-Uniti. La zona euro ha due problemi: la mobilità dei lavoratori avviene con più difficoltà a causa della barriera linguistica e i transfert dei capitali erano fino ad oggi quasi impensabili per mancanza di solidarietà delle economie avvantaggiate. La reticenza della Germania (diventata ormai il nemico pubblico numero uno nel nostro paese, ad ogni crisi il suo nemico, qualche mese fa era la Francia e Macron!) non è del tutto incomprensibile. La Germania ha ridotto il suo debito pubblico di 21 punti (81% nel 2012, 59% nel 2019) mentre l’Italia l’ha ridotto di meno del 2% durante i governi Renzi e Gentiloni per poi tornare a crescere. E il peggio è che il debito è tornato a salire per finanziare misure che non hanno portato crescita: quota 100 e reddito di cittadinanza.

Quello che però la classe dirigente tedesca e Angela Merkel in primis, deve capire, se non vuole compiere un errore storico da manuale, è che a differenza delle crisi precedenti, quella del COVID19 è una crisi sistemica, simmetrica e indipendente dalla buona o cattiva gestione dei governi nazionali. Quando si è costretti a stoppare l’economia per rallentare la contagione e per salvare la vita alle persone, non è la stessa cosa di quando si fanno o non si fanno riforme più o meno buone a seconda della classe dirigente dei singoli Stati.

Dei passi importanti sono stati fatti all’ultimo Consiglio europeo, che approvando SURE come strumento perenne per finanziare programmi di cassa integrazione in zone e settori toccati da crisi economiche, rappresenta di fatto una prima forma di transfert di capitali verso regioni e settori fra i più colpiti dalla crisi. Ma non c’è più tempo per i piccoli passi, urge la nascita di un budget della zona euro sufficientemente importante da permettere il transfert di capitali dalle economie più prospere verso quelle in rallentamento in modo da garantire l’omogeneità della zona euro e quindi la perennità della moneta unica.

Come lo ripete volentieri Mario Draghi, “data la debolezza dei singoli stati in un mondo globalizzato, è cruciale avere un’unione più forte e per avere un’unione economica e monetari più forte dovremmo avere un budget condiviso per l’Eurozona”.

Per approfondire: tabella che indica le decisioni prese a livello europeo dall’inizio della crisi ad oggi e i fondi mobilizzati.

F.to Caterina Avanza (pubblicato su il riformista)

Al Parlamento Europeo Lega e Forza Italia votano contro i coronabond. Italia Viva si astiene

Abstract dell’articolo pubblicato su Repubblica a firma di Monica Rubino

Il voto contrario di Lega e Forza Italia

Basta andare a leggere la lista dei voti nominali del Parlamento Europeo per trovare i nomi degli europarlamentari leghisti e azzurri che hanno votato contro. Per la Lega si contano i voti di Matteo Adinolfi, Simona Baldassarre, Alessandra Basso, Mara Bizzotto, Anna Bonfrisco, Paolo Borchia, Marco Campomenosi, Andrea Caroppo, Massimo Casanova, Susanna Ceccardi, Angelo Ciocca, Rosanna Conte, Gianantonio Da Re, Francesca Donato, Marco Dreosto, Gianna Gancia, Danilo Oscar Lancini, Elena Lizzi, Alessandro Panza, Luisa Regimenti, Antonio Maria Rinaldi, Silvia Sardone, Vincenzo Sofo, Annalisa Tardino, Isabella Tovaglieri, Lucia Vuolo, Stefania Zambelli e Marco Zanni, tutti facenti parte del gruppo Identità e democrazia (Id), fondato da Matteo Salvini e Marine Le Pen. Per Forza Italia hanno votato contro Silvio Berlusconi, che nel dibattito italiano ha anche aperto sul Mes riformato ribadendo però l’importanza dei coronabond, Salvatore De Meo, Fulvio Martusciello, Giuseppe Milazzo, Aldo Patriciello, Massimiliano Salini e il vicepreseidente del partito Antonio Tajani.

Fdi vota a favore assieme a M5s e Pd

Viceversa gli eurodeputati di Fratelli d’Italia hanno mostrato più coerenza, votando a favore dell’emendamento dei Verdi. Sergio Berlato, Carlo Fidanza, Pietro Fiocchi, Raffaele Fitto, Nicola Procaccini e Raffaele Stancanelli hanno infatti espresso un sì.

Le delegazioni del Movimento 5 Stelle e del Partito democratico hanno votato a favore, mentre quella di Italia Viva si è astenuta.

Il testo dell’emendamento dei Verdi prevedeva di condividere a livello Ue una quota consistente del debito che sarà emesso dagli Stati membri. “Per preservare la coesione dell’Ue e l’integrità della sua unione monetaria, una quota sostanziale del debito che sarà emesso per combattere le conseguenze della crisi del Covid-19 dovrà essere mutualizzato a livello Ue”, diceva il testo. La mozione è sata bocciata con 326 voti contro, 282 a favore e 74 astenuti. Con il voto positivo di Lega e FI sarebbe invece passata.

Ndr (EnergiaDemocratica Ligure)

E’ giusto precisare, rispetto all’articolo di “Repubblica” che si tratta di una votazione su un emendamento presentato da alcuni gruppi parlamentari Europei. Aspettiamo quindi stasera, quando la risoluzione nel suo complesso sarà votata definitivamente, per fare un analisi completa perché quello che conta è chi ha votato e voterà a favore o contro questa risoluzione che è un successo politico e di negoziazione intensa anche con i liberali del nord.

CoronaBonds

I coronabonds di cui si parla tanto, sarebbero obbligazioni comuni non sul debito ante crisi, perché su quello si può stimare che i paesi come Italia, Spagna abbiano debito eccessivo a causa di assenza di riforme e di buona politica, ma sul debito post crisi, cioè il debito necessario alla ricostruzione post crisi sanitaria. I coronabonds avrebbero una data limitata nel tempo, la Francia propone due anni. Essendo questa una crisi simmetrica cioè che tocca tutti e non dipende da scelte politiche più o meno brillanti, è giusto avere una risposta simmetrica e quindi Emettendo obbligazioni comuni, si permette a tutti i paesi di prendere in prestito alle stesse condizioni. Se dovesse esserci un paese vicino al default, il rischio maggiore sarebbe per la tenuta dell euro. È per questo che gli eurobonds da soli non bastano e che é importante avere il MES (salva stati) e senza condizionalità macroeconomiche, perché il MES verrebbe proprio a sostenere e a garantire la tenuta del paese in difficoltà

F.to Caterina Avanza

MES

Alcuni di voi, mi hanno scritto per capire come fosse possibile che l’Italia esultasse davanti al risultato dell’Eurogruppo di venerdì scorso e che gli olandesi facciano lo stesso, pur avendo degli obiettivi opposti. Allora, chi mente? Proviamo a vederci più chiaro.In questo Eurogruppo si è deciso:o Che il MES (meccanismo europeo di stabilità) valutato a 240 miliardi di euro (36 per l’Italia) sarà disponibile in 2 settimane fino al 2% del PIB a condizioni molto leggere e non macroeconomiche, che tradotto significa niente austerity da parte della Troika. Questa era la richiesta dell’Italia sostenuta da Francia e Spagna. Quindi l’Italia ha vinto questa battaglia ed è normale che il Governo esulti. Resta a definire (al prossimo Consiglio) se il MES debba focalizzarsi unicamente sulle spese legate alla salute (posizione dei Paesi Bassi) o allargare a “spese indirette”, cioè per esempio liquidità per i commercianti che hanno dovuto chiudere per rallentare il contagio, come proposto dalla Francia e l’Italia. o Il Fondo di rilancio. Questo fondo potrebbe nascere entro 6 mesi, essere dotato di 500 miliardi di euro e focalizzarsi su investimenti futuri per rilanciare l’economia. Francia, Italia e Spagna spingono per mettere in comune il debito (non il debito anteriore ma quello che verrà contratto per rilanciare l’economia) garantendolo con il budget europeo, mentre Germania e Paesi Bassi rifiutano gli eurobonds e vogliono trovare “nuovi metodi di finanziamento”. Il concetto di eurobonds, tabù nei Paesi Bassi, non è stato citato nel reso conto dell’Eurogruppo. Si tratta quindi di una vittoria per il Governo olandese è quindi normale che Mister Rutte esulti…!o L’Eurogruppo ha sostenuto lo strumento SURE (proposto dalla Commissione) dotato di 100 miliardi per sostenere dei piani di cassa integrazione parziale nei diversi paesi.o L’Eurogruppo ha approvato anche il piano della BEI da 200 miliardi di euro per garantire crediti alle piccole e medie imprese. Ecco, spero che sia più chiaro!!! L’Europa c’è e grazie a Francia e Italia rischia di diventare più sociale alla fine di questa crisi.

F.to Caterina Avanza

Regione Liguria? Si ma grazie all’Europa!

Regione Liguria ha comunicato lo stanziamento di milioni di euro di voucher per lezioni a distanza, attrezzature informatiche e servizi di assistenza domiciliare.Tre milioni e mezzo che verranno assegnati alle famiglie con figli studenti per l’acquisto di tablet, device e/o traffico dati per consentire a chi ha più bisogno di poter seguire le lezioni a distanza.Ma da dove proviene questo tesoretto? La Commissione europea ha proposto di istituire un’iniziativa di investimento in risposta al Coronavirus che, con oltre 37 miliardi di euro provenienti dai fondi europei, servirà a sostenere i sistemi sanitari, le piccole e medie imprese, il mercato del lavoro e i settori economici particolarmente vulnerabili.Questa proposta è stata approvata dall’Assemblea con 683 voti favorevoli su 688 votanti.Ma come funziona?La Commissione ha proposto al Parlamento e al Consiglio di sbloccare circa 8 miliardi di euro di liquidità provenienti dai fondi europei e da destinare agli investimentiQuesti 8 miliardi di euro sono già stati assegnati agli Stati membri ma non sono stati spesi e provengono da quattro fondi principali: il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo di Coesione (FC) e il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP)La Commissione rinuncerà quest’anno all’obbligo di chiedere il rimborso di questi fondi che non sono stati spesi, permettendo agli Stati membri di utilizzarli immediatamenteLa Commissione europea stima che, se gli Stati membri spenderanno tutti gli 8 miliardi di euro per far fronte al Coronavirus, verrebbero sbloccati altri 29 miliardi di euro di fondi europei provenienti dal bilancio dell’Ue.In aggiunta, gli Stati membri potranno utilizzare i circa 28 miliardi di euro dei fondi europei che sono stati stanziati fino al 2023 ma che non sono stati ancora assegnatiPer permettere agli Stati membri e alle istituzioni Ue di indirizzare i fondi per contrastare l’impatto del Coronavirus, la Commissione ha proposto di modificare tre regolamenti esistenti sull’utilizzo dei fondi europei.Inoltre vengono estesi gli ambiti di interventi alle emergenze sanitarie e aumentati i fondi del Fondo di solidarietà dell’Unione europea.Come funziona per l’Italia?L’Italia non dovrà restituire 853 milioni di euro di fondi europei che non ha speso e potrà utilizzarli immediatamente per far fronte all’emergenzaSe vengono spesi tutti, a questi 853 milioni si aggiungeranno 1,46 miliardi di euro di finanziamenti dal bilancio dell’UeL’Italia potrà spendere altri 9 miliardi di euro di fondi per la coesione non ancora assegnati, di cui la metà dal bilancio dell’Ue, per contrastare l’impatto del Coronavirus.Ancora una volta Grazie Europa

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